Abituata alla tranquillità, desiderava per contrasto tutto ciò che era movimentato. Amava il mare soltanto per le sue tempeste, e la vegetazione solamente se cresceva a stento e rada in mezzo alle rovine. Era necessario per lei trarre dalle cose una specie di utile personale e respingeva come superfluo tutto ciò che non appagasse la brama immediata del cuore. Era più una sentimentale che un’artista, cercava emozioni più che paesaggi.
Gustave Flaubert, Madame Bovary
Felicità: ci si arriva a nuoto
Ci si spoglia
Si leva l’ancora
Quando lei lo baciò, disse:
Amore, non farmi male
Non farmi soffrire
Ho fatto un sogno: tu c’eri
Vivo così
Tra il sociale e il vuoto
Guarda gli alberi come crescono
Felicità: ci vorrebbe un prete
o un Mondo delle Idee comprensibile
Quando lui la baciò, si sbagliava
Forse mentiva, piangeva di gioia
Ha dèi crudeli, la vita
Quando lei se ne andò,
mi ricordo bene il suo sguardo
Lasciò qui la giacca.
Il mio amore è freddo.
“E scrivi. E riscrivi. E poi cancelli. E poi analizzi, dissezioni. E sfoghi. E poi riscrivi. E non cancelli. E pubblichi. E rileggi. E pensi che così l’hai cacciato fuori. E scrivi. E ci ripensi. E ad un certo punto ti chiedi se tutto questo scrivere, riscrivere, ripensare e analizzare sia la cura. O sia la malattia.”
La cura - Il nuovo mondo di Galatea